Presenza Eternit o Amianto: La legge, i costi e i rischi.

Presenza Eternit o Amianto: La legge, i costi e i rischi.
L’ITER PER LO SMALTIMENTO

Incapsulamento: dagli 8 ai 10 euro a metro quadro. Si utilizza nel caso in cui l’amianto è ben conservato, si sparge un impregnante apposito che fissa le fibre per un anno o due, in modo che non possano liberarsi.

Rimozione, smaltimento e bonifica: dai 10 ai 30 euro, a seconda della complessità del lavoro e della conservazione dell’eternit. L’eternit viene completamente eliminato e smaltito in un’apposita discarica. Nelle Marche ce n’è solo una a Jesi. Poi la ditta specializzata bonifica la zona venuta a contatto con l’amianto con aspiratori a filtri assoluti.  Nel caso in cui non si riesce a staccare il terreno dalle fibre d’amianto anche questo va rimosso e smaltito come rifiuto speciale.

Legge 27 marzo 1992, n. 257
Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto
Dal 1992 è in vigore la legge 257/1992 che ha vietato ogni ulteriore attività di estrazione, produzione e commercio di amianto e beni contenenti amianto.
La ragione del divieto è la riconosciuta pericolosità del materiale per la salute.
Gli effetti dannosi derivano da prolungate esposizioni alle “fibre volatili” di amianto che possono essere assorbite attraverso le vie respiratorie.
Dopo il massiccio uso negli anni ’70 e ’80, nel ’92 arriva una legge che vieta “l’estrazione, l’importazione, la lavorazione, la commercializzazione e la produzione di amianto e prodotti contenenti amianto”. Non è obbligatorio rimuovere l’eternit se non è degradato e quindi sicura fonte di rischio per la salute. La norma prevede però l’incapsulamento, la rimozione, lo smaltimento dell’amianto e la bonifica dell’area interessata nel caso di eternit friabile o compatto mal conservato. La norma fissa anche i limiti di fibre di amianto respirabili nei luoghi di lavoro dove si “smaltisce o si effettuano bonifiche” e prevede piani di protezione regionali di decontaminazione, smaltimento e bonifica. All’articolo 13 è previsto un sostegno per i lavoratori dell’amianto e pensionamento anticipato.

I RISCHI PER LA SALUTE
Asbestosi e mesotelioma pleurico
Due gruppi di malattie da amianto: non tumorali e tumorali. Fra le non tumorali, tipica patologia è l’asbestosi, una malattia polmonare provocata dall’inalazione di grandi quantità di amianto. Fra i sintomi, difficoltà respiratorie, tosse, debolezza, perdita di peso, cianosi. Una complicazione dell’asbestosi è la neoplasia polmonare. La patologia tumorale caratteristica dell’esposizione da amianto è il mesotelioma maligno, che colpisce spesso la pleura, il rivestimento dei polmoni. Per contrarre questa patologia possono essere sufficienti esposizioni limitate nel tempo, anche a concentrazioni non elevatissime, soprattutto in presenza di una suscettibilità genetica. Per manifestarsi, il mesotelioma impiega almeno 30 anni, fino ad arrivare ai 50.
FLOCCATO E FRIABILE
L’amianto si presenta in forma di fibre ottenute dalla macinazione di un particolare tipo di roccia.
Nell’edilizia è stato largamente impiegato per sfruttarne le doti di resistenza agli acidi, fonoassorbenza, non infiammabilità e flessibilità.
Ecco perché è molto probabile che in uno stabile siano presenti materiali contenenti amianto.
L’amianto floccato – quello coperto a spruzzo o a cazzuola – e quello friabile, che può essere sbriciolato o ridotto in polvere mediante la semplice pressione delle dita, sono considerati i più pericolosi per la salute, proprio per la facilità con cui possono disperdersi nell’aria ed essere conseguentemente inalati.
Invece, gli oggetti in cui l’amianto è compresso (per esempio i cassoni installati in bagno o nei luoghi dove la pressione idrica è minore) non devono suscitare particolari preoccupazioni.
Altri chiarimenti su questo tipo di amianto e la sua eliminazione si possono avere leggendo il Decreto ministeriale del 6 settembre 1994.

COME INDIVIDUARLO
Non è così semplice scoprire dove si nasconde l’amianto in un edificio.
Soprattutto poi se lo stabile non è di recente costruzione.
In generale si può affermare che sono sospetti tutti gli isolamenti termici e gli elementi di copertura degli impianti, ma non sono da escludere nemmeno altre tipologie di materiali, per esempio quelli usati per i tetti.
Di norma quindi, è necessario ricorrere a un tecnico specializzato.

APPARTAMENTI MONITORATI
Negli edifici destinati ad abitazione la normativa non ha imposto l’immediata rimozione di materiali contenenti amianto, ma ha previsto un’attività di monitoraggio e di pianificazione degli interventi.
La legge n. 257/1992 affida alle Regioni e alle province autonome l’elaborazione di piani per la protezione dell’ambiente dall’amianto, con la disciplina per la decontaminazione, lo smaltimento e la bonifica.
I piani prevedono anche una serie di controlli generali delle condizioni di salubrità ambientale e il censimento degli edifici nei quali siano presenti materiali o prodotti contenenti amianto libero, floccato o in matrice friabile.

IL CATASTO DEL MATERIALE
In sostanza la legge prevede una sorta di “catasto dell’amianto”, per valutare il rischio sul territorio.
Sulla base degli elementi acquisiti, le Regioni e le province autonome possono poi disporre la rimozione dei materiali contenenti amianto floccato o in matrice friabile (quelli più pericolosi) se non è possibile intervenire con tecniche di fissaggio.
Sono inoltre previsti dei controlli periodici a tutti gli edifici dove è presente amianto spruzzato.
Per gli edifici con più appartamenti il censimento è obbligatorio, mentre per le singole unità immobiliari abitative private nel Decreto ministeriale del 6 settembre 1994 si parla di “carattere facoltativo, almeno in una prima fase”.

OBBLIGHI DEI PROPRIETARI
L’articolo 12 della legge 257/1992 impone ai proprietari di immobili di comunicare alle Asl (ex Usl) i dati relativi alla presenza negli edifici dell’amianto floccato o in materiale friabile.
I proprietari non hanno alcun termine per effettuare questa segnalazione, a meno che i piani regionali illustrati prima non lo abbiano previsto.
Ci si deve quindi informare alle Asl o agli uffici della Regione.
Presso questi ultimi, in particolare, si deve chiedere se l’edificio in questione è già stato precedentemente segnalato nei piani di bonifica.
L’obbligo della segnalazione ha due scopi: da un lato, è necessario alla formazione di un registro delle localizzazioni dell’amianto, destinato a sua volta a costituire la base informativa del censimento previsto a livello regionale.
Inoltre, il registro servirà a mettere in grado le imprese, che eseguiranno gli interventi di bonifica negli edifici, di conoscere le condizioni in cui svolgeranno il loro lavoro.
Permettendo loro di adottare tutte le misure precauzionali utili a tutelare la salute dei dipendenti.
Per questo, anche se non esistono termini, è bene che il proprietario faccia eseguire verifiche sulla presenza di amianto.

IN CONDOMINIO
Va precisato che nel caso in cui la proprietà sia condominiale, l’obbligo della denuncia ricade sull’amministratore del condominio.
La violazione di tale norma prevede una sanzione amministrativa che varia, in base alla gravità dell’illecito commesso, da 5 a 10 milioni di lire.
E che non scatta, ovviamente, nelle regioni in cui non sono stati fissati termini per l’adempimento.

MODALITÀ DI INTERVENTO
La legge quindi non impone un obbligo di rimozione dell’amianto, ma solo (e in determinati casi) di denuncia alle AsL. Tuttavia, affida alle stesse Asl i compiti di verifica finalizzati a stabilire le modalità di intervento e rimozione.
Naturalmente, è facoltà dei proprietari immobiliari e degli amministratori condominiali procedere alla rimozione dei materiali contenenti amianto, anche indipendentemente dalle verifiche della AsL.

TIPOLOGIE DI BONIFICA
Qualora sia necessario un intervento di bonifica, la legge prevede due modalità: o l’adozione di una tecnica di fissaggio (che consente di lasciare sul posto il materiale rendendolo inerte e perciò non pericoloso per la salute pubblica).
Oppure la rimozione con tecniche ed apparecchiature specifiche.
Gli interventi possono essere eseguiti solo da ditte abilitate.

SMALTIMENTO DEI RIFIUTI TOSSICI
Un’altra questione importante riguarda le modalità di smaltimento dei rifiuti accumulati in seguito alla rimozione dei materiali inquinanti.
Trattandosi di rifiuti speciali ai quali si applicano tutte le norme e le sanzioni in materia, è necessario richiedere l’intervento di imprese abilitate.
Proprio per la sua diffusione l’amianto può essere presente in materiali sui quali si interviene per altri motivi.
Per esempio, sono molto diffuse corde o guaine di rivestimento contenenti amianto per fasciare tubazioni o rivestire cavi elettrici vicini a fonti di calore.
Nell’ambito di lavori di messa a norma della centrale termica potrebbe essere necessario rimuovere questi cavi sostituendoli.
Oppure rimuovere condutture dell’acqua rivestite con l’amianto.
Comunque in tutti questi casi, verificandosi un’elevata probabilità di dispersione delle fibre di amianto, con conseguente rischio per la salute, è necessario avvisare del rischio l’impresa esecutrice dei lavori e verificare che le opere di rimozione commissionate siano state affidate a un’ impresa abilitata.

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3 Responses to Presenza Eternit o Amianto: La legge, i costi e i rischi.

  1. Massimiliano says:

    Salve, vorrei porVi un quesito. Premettendo che la copertura di eternit del terrazzo della casa dei miei genitori è perfettamente integra, circa un anno fa fu richiesto un preventivo per lo smaltimento del relativo eternit ad una ditta specializzata. Alcuni giorni dopo, pervenne il preventivo al quale, dato l’elevato costo richiesto, non fu dato seguito. Pochi giorni fa ci è giunta, tramite raccomandata A/R da parte della succitata impresa, una richiesta di risarcimento spese per il “campionamento” dell’eternit effettuato presso un laboratorio. Sorvolando la circostanza per la quale non si era fatto un opportuno cenno a tale spesa e sorvolando pure il fatto che nessun pezzo di eternit è mai stato rimosso dall’addetto durante il sopralluogo (emergenze che verrano rilevate nelle sedi opportune), vorrei chiederVi se vi sia un obbligo insistente, appunto, in capo alle ditte specializzate di dover far analizzare l’eternit nel caso di un preventivo di spesa.
    Vi ringrazio anticipatamente

  2. Angela says:

    Salve volevo porvi una domanda posso far tirare via l eternit dal tetto ? Cioè devono cambiare il tetto dei miei vicini posso fare un esposto all asl?perché non vogliono farlo grazie mille

    • Buongiorno angela, se il tetto dei suoi vicini presenta dell’eternit, non può obbligarli a cambiarlo se è in buono stato, però se è in cattivo stato dovranno obbligatoriamente rimuoverlo, per cui l’unica cosa che possiamo suggerirle è di propare a parlare con arpa e asl della sua provincia.

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