Pericolosità per la salute delle fibre di amianto inalate

Indagini epidemiologiche e cliniche hanno dimostrato la pericolosità per la salute dell’uomo quando le fibre di amianto vengono inalate e penetrano nei polmoni. Il primo segnale lanciato dalla comunità scientifica su questo problema fu nel 1964, durante la conferenza organizzata dalla New York Academy of Sciences sugli effetti biologici dell’amianto. Negli anni seguenti si raggiunse, a livello internazionale, un unanime consenso sull’azione cancerogena di questo materiale (Enterline, 1991).

Uno studio di Carnevale e Chellini ricostruisce la storia degli studi sulla patologia da amianto in Italia, ed evidenzia come anche nel nostro paese il 1964-65 fu il biennio nel quale la comunità scientifica acquistò consapevolezza del rischio patogenico dell’amianto per l’uomo e della sua certa causa eziologica nei casi di mesotelioma pleurico.

L’elevata presenza di materiali contenenti amianto (MCA) insieme alla lentezza con cui si stanno attuando gli interventi di risanamento e bonifica delle strutture, fanno sì che in Italia sia in atto una vera “emergenza sanitaria amianto”.

A partire dal 2003, è possibile effettuare una stima sulle conseguenza sanitarie dovute ai MCA, soprattutto per quanto riguarda i mesoteliomi, grazie all’istituzione del Registro Nazionale Mesoteliomi (ReNaM) presso l’Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza sul Lavoro (ISPESL).

Tale istituzione ha lo scopo di registrare i casi accertati di mesotelioma al fine di stimarne l’incidenza in Italia, definire le modalità di esposizione, l’impatto e la diffusione della patologia nella popolazione identificando, inoltre, le sorgenti contaminanti ancora ignote. I dati pubblicati da studi epidemiologici e statistici dall’ISPESL evidenziano in Italia, come in altre nazioni interessate dal fenomeno, che la curva che descrive l’andamento delle morti per mesotelioma è parallela a quella che descrive l’esposizione all’ amianto pro-capite, ma che la segue però con un ritardo temporale di circa quaranta anni a conferma del lungo tempo di latenza della patologia (con la legge n. 122 del 30/7/2010  l’ISPESL viene soppressa e le relative funzioni sono attribuite all’ INAIL).

Il massimo consumo di amianto in Italia si è avuto nel 1976, perciò il picco massimo di mortalità è atteso nel 2018, nonostante l’utilizzo di tale materiale sia completamente bandito dal 1992. Il terzo rapporto del ReNaM, edito nel 2010 cita 9.166 casi di mesotelioma in Italia fino al 2004, distribuiti, non uniformemente, su tutto il territorio. Tali dati sono purtroppo destinati a crescere alla luce del periodo di latenza della malattia, rapporti epidemiologici prevedono un aumento delle malattie in individui in precedenza esposti in ambienti professionali ma anche domestici, di alcune decine di migliaia di casi nei prossimi anni. Non esiste un livello di esposizione sotto il quale l’amianto risulta innocuo, anche piccole esposizioni sia nel tempo che nella concentrazione della contaminazione possono far insorgere la malattia.

Le patologie provocate dall’asbesto si manifestano anche dopo molti anni (da 10 a 15 per l’asbestosi e da 20 a 40 per il carcinoma polmonare ed il mesotelioma). L’asbestosi è una malattia professionale causata dall’accumulo di fibre nei polmoni e dalla conseguente reazione dell’organismo nei loro confronti.

Si ha la produzione di abbondante tessuto fibroso ed alterazioni gravi della struttura alveolare e della funzione polmonare, alterazioni di tipo permanente, irreversibili, che tendono (al pari della silicosi) ad aggravarsi anche al cessare dell’esposizione. Le altre due malattie associate all’esposizione alle fibre di amianto sono di tipo neoplastico. In particolare il mesotelioma è un tumore molto raro nella popolazione non esposta all’amianto e, per questo motivo, questa malattia è stata riconosciuta come malattia professionale.

Questo tipo di tumore evidenzia, pertanto, esposizioni avvenute nel passato. E’ stato anche dimostrato il rischio per i famigliari dei lavoratori esposti dovuto agli indumenti lavorativi contaminati (come per i famigliari dei lavoratori della fabbrica di Eternit di Casale Monferrato) (Maiuri, 2012). Lo IARC (International Agency for Research on Cancer) ha classificato tutti i tipi di amianto come sostanze cancerogene per l’uomo. Si fa in ogni caso presente che in natura esistono svariati silicati fibrosi la cui patogenicità è ancora sconosciuta. I fattori che concorrono a determinare la patogenicità e la pericolosità delle fibre di amianto inalate sono :

Le dimensioni delle fibre (Fig. 1)

Le fibre biologicamente più importanti (maggiormente patogene) sono quelle “respirabili”, cioè le fibre lunghe e sottili (ipotesi di Stanton, basata solo su aspetti puramente fisico-meccanici). Le fibre di amianto sono estremamente sottili, circa 1300 volte più sottili di un capello umano (Fig. 2).

Le “fibre regolamentate” o “respirabili” sono le fibre che hanno:

Fig. 1: regolamentazione delle fibre inalabili e non, dove 1 μm = 1000 nanometri = un millesimo di millimetro.

Fig. 2 : Confronto tra i diametri di un capello umano e di una fibrilla di amianto.

Gli standard  esistenti per la regolamentazione dell’ amianto si basano su una analisi al microscopio ottico delle particelle voltatili con un rapporto  lunghezza-diametro di 3:1  e di lunghezza superiore a 5 μm, tale rapporto è stato fissato arbitrariamente per ottenere risultati coerenti durante il conteggio delle fibre di asbesto. Sfortunatamente, questo parametro adimensionale, adottato per la quantificazione dell’amianto, è stato utilizzato in modo errato, ovvero come termine identificativo univoco per le fibre oggetto di studio.  Dal momento che molte altre particelle condividono queste dimensioni, è improprio utilizzare questo tipo di  rapporto termine identificativo per l’amianto.

Tuttavia, il concetto delle proporzioni, se utilizzato con cautela, può essere utile nel distinguere la natura asbestiforme o non asbestiforme di una data popolazione di  polveri (Bailey, 2003). A causa della tendenza dei fasci di fibre asbestiformi di separarsi in fibre più sottili (flessibili) quando soggetti a stress o a una pressione applicata,  il rapporto lunghezza-larghezza tende ad aumentare, al contrario, i minerali con abito non asbestiforme subiscono un tipo di rottura casuale, ovvero si possono formare particelle relativamente lunghe e altre decisamente minute. In genere quindi le popolazioni di polveri composte da particelle non asbestiformi mantengono rapporti lunghezza-larghezza tendenzialmente bassi. Questa fondamentale differenza può essere osservata al microscopio ottico e utilizzato come un parametro analitico identificativo di una popolazione di polveri asbestiforme rispetto a una popolazione di  polveri non asbestiforme.  Deve essere sottolineato, tuttavia, che questo parametro non è un mezzo per identificare in modo univoco  l’amianto.

Per quanto riguarda l’ingestione delle fibre, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO), gli studi epidemiologici sulle popolazioni le cui sorgenti di approvvigionamento d’acqua contengono forti tenori di amianto non mostrano alcuna prova seria che l’amianto ingerito sia cancerogeno (Guidelines for Drinking Water Quality. World Health Organization Report, 1993.) L’ingestione delle fibre può avvenire attraverso l’acqua contaminata naturalmente (rocce contenenti amianto) o antropicamente (ad esempio quando l’acqua potabile scorre attraverso condutture in Eternit).

Enterline P. E. (1991) : Carcinogenic effects of man-made vitreous fibers. Annual Rev

Publ Health 12:459-480.

Maiuri F. (2012): Amianto: nuove soluzioni per un vecchio problema. Prevent Res,  published on line 24. Sep. 2012, P&R Public. 32.

Bailey K. F., Kelse J., Wylie A. G., Lee R. J. (2003) : The Asbestiform and  Nonasbestiform Mineral Growth Habit and Their Relationship to Cancer Studies, Pictorial Presentation.

(http://www.cdc.gov/niosh/docket/archive/pdfs/NIOSH-099A/0099A-030104-Pictorialpresentation.pdf)

Articolo realizzato da Nicola Bursi Gandolfi

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